Etnoparco

L’Etnoparco
“Villanova delle Capanne”

L’Etnoparco, sezione all’aperto dell’Ecomuseo, propone ai visitatori un suggestivo viaggio tra le varie e diversificate tipologie di capanne in canna palustre che un tempo caratterizzavano l’ambiente rurale e vallivo del territorio della Bassa Romagna, ricostruite con assoluta fedeltà dall’allievo dell’ultimo maestro capannaio.

A destra dell’entrata, il bellissimo capanno classico romagnolo, antica casa di abitazione villanovese; un capanno-cantina, semi-interrato; un casino di campagna, utilizzato per il ricovero degli attrezzi da lavoro; un paretaglio, semplice struttura coperta e aperta su tre lati, dove si svolgevano le prime fasi di lavorazione delle erbe, e qualche struttura minore quali pollai e servizi igienici.

Dal lato opposto della corte sono collocate altre costruzioni tipiche.
Si incontra per prima una capannina stagionale dei salinari, rivestita con le stuoie di stiancia villanovesi che, dopo essere state utilizzate per coprire le cataste del sale, si impiegavano per realizzare questo semplice e povero riparo, all’ombra del quale i salinari sono nati, cresciuti e hanno lavorato per tutta la loro vita durante la stagione del sale.
Accanto, un paretaglio da valle a cielo aperto, nascondiglio del cacciatore; uno stagno, delimitato dalla palizzata che comunemente serviva ad arginare i terreni vallivi, arricchito dalle vegetazioni spontanee tipiche delle nostre valli e dall’anatra autoctona romagnola; e, infine, la cavâna, tipico ricovero per le barche di valle a fondo piatto.

Le capanne, fedelmente ricostruite all’Etnoparco, rappresentano il tentativo di salvaguardare,  non solo le modalità abitative che caratterizzavano un tempo il paese di Villanova, ma soprattutto le tecniche e le conoscenze costruttive alla base della loro erezione.
Urgente si è dimostrata la necessità di tramandare questa antica arte, al fine di scongiurarne la totale estinzione. A tal scopo l’Associazione Civiltà delle Erbe Palustri, oltre alla realizzazione dell’Etnoparco, grazie all’abilità dell’ultimo maestro capannaio, allievo del maestro Rosetti, uno dei più rinomati maestri capannai di Ravenna, noti per il loro innato senso estetico e della misura,  ha organizzato corsi per allievi capannai e ha incentivato e contribuito, mediante la sua supervisione, al recupero di oltre 30 capanni di proprietà privata in tutto il territorio ravennate.

Lo studio dei capanni, ancor prima della loro costruzione all’Etnoparco, ha permesso di evidenziarne le tante qualità.
Mirabilmente integrato e in armonia con la natura e l’ambiente, sia per l’utilizzo del materiale interamente biodegradabile sia per le sue dimensioni non invadenti, il capanno è da considerarsi strutturalmente fra le costruzioni più durevoli e antisismiche esistenti.
Un capanno costruito nel rispetto dei precetti tradizionali non richiede manutenzioni particolari. La caduta prestazionale del materiale vegetale avviene mediamente solo dopo 30 – 40 anni e riguarda primariamente il tetto. Generalmente ciò non comporta mai la sua demolizione, ma una manutenzione mediante integrazione di nuovo materiale nelle parti più usurate.
Il tamponamento classico in canna palustre è, inoltre, un ottimo isolante termo-acustico, proprietà questa che dipende direttamente dalla tipica struttura cava della materia prima.

Le regole dell’arte della costruzione dei capanni sono il frutto di un ininterrotto processo di perfezionamento, sviluppatosi nel corso dei secoli.
Per questa sua origine esperienziale, l’arte dei maestri capannai produce una struttura apparentemente semplice, elementare e primitiva che, in realtà, osservata nel dettaglio, risulta altamente complessa e specializzata, poiché derivante da tanti piccoli gesti, accorgimenti, segreti, allo stesso tempo semplici ed indispensabili.
La costruzione del capanno non aveva bisogno di una progettazione  programmata,  ma  di  semplici   accordi  tra  il  capaner  (il maestro esperto) e il padron (il proprietario) che ne definiva semplicemente l’ubicazione e le dimensioni.
I capanni di proprietà delle famiglie contadine, spesso, potevano essere spostati, per un trasloco oppure semplicemente all’interno della stessa corte rurale. Essendo un tutt’uno, in quanto la tecnica di costruzione è la cucitura e la legatura, ed essendo semplicemente appoggiato a terra, il capanno poteva essere sollevato con l’applicazione di cunei all’interno della struttura lignea e appoggiato su un carro tramite travi che lo tenevano sospeso per il trasporto.

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